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Nancy Brinker alle Nazioni Unite
Categoria: News dall'associazione | Pubblicato il: 16/10/2009 - 11:16
“Il tumore miete ogni anno più vittime della tubercolosi, della malaria e dell’AIDS messe insieme”, ha detto l’Ambasciatrice Nancy G. Brinker, fondatrice della Susan G. Komen for the Cure e Ambasciatrice del Controllo sul Cancro per l’Organizzazione Mondiale per la Sanità. “È arrivato il momento di rivolgere attenzione a questa battaglia globale”, ha detto ai ministri della salute giunti a New York per la sessione di apertura dell’Assemblea Generale dell’ONU.
Nancy Brinker ha proposto ai ministri di integrare i programmi di screening e di cura dei propri paesi a quelli già esistenti nei paesi in via di sviluppo, che dovrebbero salvaguardare in maniera più incisiva la salute delle donne e la maternità.
L’ondata sempre crescente di casi di tumore nel mondo potrebbe infatti raddoppiare entro il 2030, uccidendo circa 17 milioni di persone ogni anno. Questa decimazione interesserà maggiormente le nazioni meno preparate a fronteggiarla. Per esempio:
• Più del 60 percento di tutte le morti per tumore avviene nei paesi in via di sviluppo, ma solamente il 5 percento delle risorse globali per la lotta al cancro sono impiegate in queste zone.
• Entro il 2030, i paesi in via di sviluppo saranno vittima di circa il 70 percento del totale dei decessi a causa del cancro.
• Tuttavia, il 40 percento di queste morti sono evitabili, ed è una percentuale che può aumentare solo con il progresso scientifico. Un sostanziale numero di casi di tumore sono infatti curabili con successo.
Molte nazioni non hanno a disposizione sufficienti statistiche sui casi di tumore del proprio paese, ma stanno comunque aumentando nel terzo mondo quelle che offrono informazioni sul perché le morti per cancro stanno aumentando.
Molte delle abitudini alimentari e degli stili di vita indicati come concausa della crescita dei casi di tumore nelle nazioni più sviluppate (il fumo e seguire diete non salutari) stanno ora diffondendosi nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, il successo dell’azione di contrasto verso altre malattie sta facendo includere nella popolazione a rischio di tumore anche le donne e gli uomini più anziani. “Le vittime del cancro in molte nazioni non sono sottoposte a screening, non ricevono diagnosi o non sono sottoposte a cicli di cura fino al termine della loro vita. E in termini statistici, la causa della loro sofferenza e della loro morte non emerge”, afferma Nancy Brinker.
L’Ambasciatrice Brinker sostiene che le nazioni possono controllare il corso attuale di questa crisi globale, in particolare riguardo alle donne e senza considerevoli spese aggiuntive, semplicemente includendo la diagnosi precoce del tumore e i relativi protocolli di trattamento in quei programmi sanitari già adottati nei presidi contro l’AIDS e nei centri nazionali già dedicati ad altre malattie, come ad esempio il tumore al collo dell’utero.
Sebbene molti tumori del collo dell’utero siano curabili se vengono diagnosticati precocemente, l’Africa sub-Sahariana insieme con l’America Latina e il Sud dell’Asia hanno il più alto tasso di mortalità nel mondo. Uno studio su donne sieropositive all’HIV in Zambia, effettuato dal Dr. Jeff Stringer e dal Dr. Groesbeck Parham, ha stabilito che il 20 percento delle donne che sono sieropositive hanno anche un tumore al collo dell’utero. Attraverso il Cervical Cancer Screening Program in corso in Zambia, il Dr. Stringer ha esaminato e curato più di 30.000 donne. Ogni centro sanitario dedicato all’AIDS in Africa potrebbe offrire quindi questo semplice esame aggiuntivo con una piccola spesa supplementare, con risultati davvero determinanti.
“Possiamo salvare vite combattendo una malattia da una piattaforma già creata per un’altro male”. Ha detto Nancy Brinker. “Questa crisi possiamo affrontarla immediatamente pensando in maniera creativa a nuovi modi per includere il tumore nei percorsi di prevenzione che stiamo già utilizzando”.
Nancy Brinker ha affermato che i protocolli di screening per i tumori femminili si adattano perfettamente agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per migliorare la salute materna e l’autonomia della donna stabiliti dall’ONU.
“Come possiamo perseguire appieno questi obiettivi per salvaguardare la maternità senza affrontare i tumori che uccidono così tante madri? E come possiamo parlare in maniera credibile della crescita del ruolo della donna, quando il tumore del seno, il cancro del collo dell’utero e altre malattie che colpiscono il sesso femminile sono sottovalutate?”, si chiede Nancy Brinker.
“Il lavoro di screening per le donne, di sostegno alle pazienti, di diffusione delle conoscenze scientifiche e della salvaguardia della vita non può fermarsi ad una sola nazione”, ha detto Nancy Brinker. “Dobbiamo estendere questa battaglia ovunque, specialmente in quei posti dove le vittime del cancro non hanno difese, non hanno attivisti e non sanno cosa stanno fronteggiando. Se falliremo in questo percorso, i protocolli di cura per il cancro saranno un lusso che si potranno permettere solo le grandi nazioni. E questa è un ingiustizia che non possiamo accettare”.
Nancy Brinker ha proposto ai ministri di integrare i programmi di screening e di cura dei propri paesi a quelli già esistenti nei paesi in via di sviluppo, che dovrebbero salvaguardare in maniera più incisiva la salute delle donne e la maternità.
L’ondata sempre crescente di casi di tumore nel mondo potrebbe infatti raddoppiare entro il 2030, uccidendo circa 17 milioni di persone ogni anno. Questa decimazione interesserà maggiormente le nazioni meno preparate a fronteggiarla. Per esempio:
• Più del 60 percento di tutte le morti per tumore avviene nei paesi in via di sviluppo, ma solamente il 5 percento delle risorse globali per la lotta al cancro sono impiegate in queste zone.
• Entro il 2030, i paesi in via di sviluppo saranno vittima di circa il 70 percento del totale dei decessi a causa del cancro.
• Tuttavia, il 40 percento di queste morti sono evitabili, ed è una percentuale che può aumentare solo con il progresso scientifico. Un sostanziale numero di casi di tumore sono infatti curabili con successo.
Molte nazioni non hanno a disposizione sufficienti statistiche sui casi di tumore del proprio paese, ma stanno comunque aumentando nel terzo mondo quelle che offrono informazioni sul perché le morti per cancro stanno aumentando.
Molte delle abitudini alimentari e degli stili di vita indicati come concausa della crescita dei casi di tumore nelle nazioni più sviluppate (il fumo e seguire diete non salutari) stanno ora diffondendosi nei paesi in via di sviluppo. Inoltre, il successo dell’azione di contrasto verso altre malattie sta facendo includere nella popolazione a rischio di tumore anche le donne e gli uomini più anziani. “Le vittime del cancro in molte nazioni non sono sottoposte a screening, non ricevono diagnosi o non sono sottoposte a cicli di cura fino al termine della loro vita. E in termini statistici, la causa della loro sofferenza e della loro morte non emerge”, afferma Nancy Brinker.
L’Ambasciatrice Brinker sostiene che le nazioni possono controllare il corso attuale di questa crisi globale, in particolare riguardo alle donne e senza considerevoli spese aggiuntive, semplicemente includendo la diagnosi precoce del tumore e i relativi protocolli di trattamento in quei programmi sanitari già adottati nei presidi contro l’AIDS e nei centri nazionali già dedicati ad altre malattie, come ad esempio il tumore al collo dell’utero.
Sebbene molti tumori del collo dell’utero siano curabili se vengono diagnosticati precocemente, l’Africa sub-Sahariana insieme con l’America Latina e il Sud dell’Asia hanno il più alto tasso di mortalità nel mondo. Uno studio su donne sieropositive all’HIV in Zambia, effettuato dal Dr. Jeff Stringer e dal Dr. Groesbeck Parham, ha stabilito che il 20 percento delle donne che sono sieropositive hanno anche un tumore al collo dell’utero. Attraverso il Cervical Cancer Screening Program in corso in Zambia, il Dr. Stringer ha esaminato e curato più di 30.000 donne. Ogni centro sanitario dedicato all’AIDS in Africa potrebbe offrire quindi questo semplice esame aggiuntivo con una piccola spesa supplementare, con risultati davvero determinanti.
“Possiamo salvare vite combattendo una malattia da una piattaforma già creata per un’altro male”. Ha detto Nancy Brinker. “Questa crisi possiamo affrontarla immediatamente pensando in maniera creativa a nuovi modi per includere il tumore nei percorsi di prevenzione che stiamo già utilizzando”.
Nancy Brinker ha affermato che i protocolli di screening per i tumori femminili si adattano perfettamente agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per migliorare la salute materna e l’autonomia della donna stabiliti dall’ONU.
“Come possiamo perseguire appieno questi obiettivi per salvaguardare la maternità senza affrontare i tumori che uccidono così tante madri? E come possiamo parlare in maniera credibile della crescita del ruolo della donna, quando il tumore del seno, il cancro del collo dell’utero e altre malattie che colpiscono il sesso femminile sono sottovalutate?”, si chiede Nancy Brinker.
“Il lavoro di screening per le donne, di sostegno alle pazienti, di diffusione delle conoscenze scientifiche e della salvaguardia della vita non può fermarsi ad una sola nazione”, ha detto Nancy Brinker. “Dobbiamo estendere questa battaglia ovunque, specialmente in quei posti dove le vittime del cancro non hanno difese, non hanno attivisti e non sanno cosa stanno fronteggiando. Se falliremo in questo percorso, i protocolli di cura per il cancro saranno un lusso che si potranno permettere solo le grandi nazioni. E questa è un ingiustizia che non possiamo accettare”.
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