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LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI SUL COVID-19

La malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19) è una malattia respiratoria causata da un nuovo virus che è stato identificato per la prima volta a Wuhan, in Cina, nel dicembre 2019.

La malattia può trasmettersi da persona a persona, attraverso piccole goccioline che possono diffondersi dal naso o dalla bocca quando una persona tossisce o starnutisce.

Si può contrarre il virus COVID-19 respirando queste goccioline o toccando con le mani una superficie su cui le goccioline si sono depositate e poi portando le mani a contatto con occhi, naso o bocca.

I sintomi della COVID-19 possono essere da lievi a gravi e possono includere febbre, tosse e difficoltà respiratorie. Altri sintomi possono essere la congestione nasale, il mal di gola, la diarrea e la perdita del gusto e dell’olfatto. Tuttavia, alcune persone infette non sviluppano mai sintomi significativi.

Attualmente non esiste un vaccino per prevenire la infezione da COVID-19.

Ci sono due accorgimenti molto importanti per proteggersi dalla infezione:

  • evitare, per quanto possibile, di essere esposti al virus (quindi … restate a casa!)
  • lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi (il tempo necessario per canticchiare la canzone "Tanti Auguri a te” dall'inizio alla fine due volte). Se il sapone e l'acqua non sono disponibili, si può utilizzare un disinfettante per le mani contenente almeno il 60% di alcool.

Ma per rendere la protezione più efficace è anche molto importante:

  • Mantenere una distanza di sicurezza di almeno uno/due metri con tutte le persone.
  • Evitare il piu’ possibile di toccare occhi, naso e bocca.
  • Avere la accortezza, quando si deve tossire o starnutire, di usare un fazzoletto e poi gettarlo subito in un cestino. Oppure, tossire o starnutire nel gomito piuttosto che nella mano.
  • Evitare di prendere l’ascensore o, se inevitabile, limitare il numero massimo di persone a 4, posizionandosi ciascuna in un angolo.
  • Evitare assolutamente contatti ravvicinati con persone che hanno sintomi respiratori o febbre elevata
  • Pulire con spray o salviette per la pulizia domestica le superfici e gli oggetti che vengono toccati frequentemente durante la giornata come ad esempio maniglie delle porte, interruttori della luce, servizi igienici, tastiere, tablet, telefoni (la superfice contaminata può rimane contagiosa per circa 9 ore)
  • Utilizzare la mascherina quando per necessità contingenti risulti difficile mantenere la distanza interpersonale di sicurezza.

È importante tenersi aggiornati sull’andamento della pandemia COVID-19. Sul sito http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus si possono acquisire informazioni continue sull'evoluzione della malattia nella nostra comunità.

Se si ha solo febbre o tosse la cosa migliore è restare a casa a riposo.

Se i sintomi persistono è opportuno contattare telefonicamente il proprio medico curante per effettuare una valutazione più approfondita.

Ciò è particolarmente importante se si è stati in stretto contatto con una persona positiva al COVID-19 o se si è recentemente viaggiato in una zona nota per avere un focolaio della malattia.

Se non si trova il medico di base si può provare a contattare il numeri verdi regionali (Lazio: 800 11 88 00, Calabria: 800 76 76 76) o il Numero verde nazionale: 1500, 122 o in caso di emergenza il 118.

COVID-19 E TERAPIE ONCOLOGICHE

Dati preliminari da studi condotti durante la pandemia in Cina sembrano indicare un rischio maggiore per i pazienti oncologici sia di sviluppare una infezione da COVID-19 che di avere complicanze più importanti, inclusa la necessità di terapia intensiva, in caso di infezione.

Sono dati preliminari, ancora non validati, ma suggeriscono una maggiore attenzione da parte di chi sta facendo dei trattamenti per un tumore (o anche di chi li ha terminati da poco) nel seguire tutti gli accorgimenti generali di protezione dal COVID-19 indicati in questa sezione.

In questo periodo così particolare bisogna agire con intelligenza. Le terapie oncologiche non vanno interrotte o annullate, perché sono indispensabili per migliorare la qualità della vita e la sopravvivenza dei persone che hanno un tumore.

Devono essere sospese solamente nel caso che si sviluppino sintomi che possano far ipotizzare una infezione da COVID-19 (come febbre, tosse, difficoltà respiratorie.

Si possono invece differire o svolgere in modalità telematica le visite di periodiche di controllo oncologico, limitando l’accesso diretto al centro solo in caso di nuove problematiche.

Per ridurre al minimo i rischi di contagio quando si va in ospedale è importante limitare la presenza di accompagnatori. Al momento l’accesso nelle aree di somministrazione delle terapie è riservato esclusivamente alla persona che deve effettuare il trattamento. Il familiare o l’amico sarà fatto accomodare all’esterno del Day Hospital al fine di salvaguardare se stesso e gli altri pazienti. Anche nei reparti di degenza la presenza di un accompagnatore è soggetta a forti restrizioni orarie.

Per raggiungere l’Ospedale, si consiglia nei limiti del possibile, di evitare i mezzi pubblici.

È preferibile utilizzare la macchina o prendere un taxi.

Se diviene necessario prendere mezzi pubblici, è utile sedersi nella parte posteriore del bus o comunque in zone con meno concentrazione di passeggeri. Tenersi comunque lontani da passeggeri con la tosse.

In ospedale, è importante l’utilizzo in via precauzionale della mascherina chirurgica e anche di guanti monouso.

In sala di attesa, lasciare almeno una sedia vuota con le altre persone presenti.

Una volta tornati a casa è utile adottare i seguenti accorgimenti:

  • Lasciare le scarpe fuori da casa se possibile
  • Depositare all’ingresso le chiavi, il telefono, il portafoglio e la borsa
  • Mettere i vestiti allo sporco e poi lavarli (almeno a 60-90 °C).
  • Lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica prima di toccare oggetti nella casa.
  • Igienizzare occhiali, telefono, orologio, chiavi e borsa e poi lavarsi nuovamente le mani.

Il sostegno dei familiari è importante per affrontare con meno fatica le cure oncologiche.

Tuttavia se un familiare che vive nella stessa casa sviluppa i sintomi del COVID-19 è necessario aumentare gli accorgimenti di distanziamento sociale. Se possibile, dovrebbe dormire in una stanza separata, consumare i pasti in camera, usare la mascherina ed evitare quanto possibile ogni contatto con gli altri familiari.

Questi ultimi devono indossare la mascherina anche in casa, pulire frequentemente le superfici di contatto con disinfettanti appropriati e lavarsi frequentemente le mani.

Dormire un numero adeguato di ore, fare comunque della attività fisica anche nel periodo di restrizione domiciliare e nutrirsi in modo sano sono tre accorgimenti molto importanti per aiutare il nostro sistema immunitario a mantenere il giusto equilibrio.

La privazione di sonno infatti è uno dei fattori che più indebolisce il nostro sistema immunitario. Per quanto esistano variazioni individuali, vi è una significativa evidenza scientifica che dimostra che dormire almeno 6-7 o ancor meglio 8 ore a notte aiuta a rafforzare il sistema immunitario.

Lo stesso vale per l’attività fisica e la sana alimentazione.

Il 70%-80% del nostro sistema immunitario si trova nel nostro apparato gastrointestinale ed è quindi influenzato da ciò che mangiamo e dai cambiamenti nella flora intestinale.

L’obbligo di restare a casa durante la pandemia rischia di rendere la nostra vita più sedentaria. Ma in realtà abbiamo più tempo da dedicare all’attività fisica e non dobbiamo sprecare questa occasione.

Il consiglio è di preparare un programma settimanale, alternando attività di tipo aerobico con tapis roulant e cyclette (per chi può) o anche esercizi a corpo libero a tempo di musica, con altre attività come il Qi-gong e lo yoga che possono aiutare a gestire meglio le preoccupazioni.

Un accorgimento che aiuta a rispettare le attività programmate è farle in compagnia con i figli o partner oppure in video chiamata con un’amica!

Il divertimento è assicurato.

L’attività fisica aiuta a gestire l’ansia, ad aumentare il dispendio energetico giornaliero contrastando l’aumento di peso e anche a limitare la fatigue, quel senso di stanchezza che spesso si percepisce durante le terapie oncologiche.

E aiuta molto anche a regolarizzare il ritmo sonno-veglia, essenziale come già detto per il benessere del nostro sistema immunitario.

Non esiste una ricetta contro le infezioni virali, tanto meno contro il Coronavirus: però con una corretta alimentazione possiamo tra l’altro tenere in salute il nostro microbiota intestinale (impropriamente definito flora), di fondamentale importanza per un sistema immunitario più forte e in prevenire e nel caso fronteggiare meglio la infezione da COVID-19.

Per avere un microbiota in salute è necessario rispettare le regole della dieta mediterranea con un buon apporto di fibra, che possiamo trovare nei cereali integrali, ma anche nei legumi, nella verdura e nella frutta(di cui vanno consumate 5 porzioni al giorno).

Inoltre, queste ultime, soprattutto se di stagione e il più possibile a km 0 ci aiutano ad arrivare al fabbisogno giornaliero di vitamine e sali minerali essenziali per il nostro organismo. Un aiuto importante per il nostro intestino è il consumo di grassi insaturi quali olio extravergine di oliva, frutta secca e pesce azzurro preferibilmente pescato in Italia.

Nemici invece del nostro microbiota sono gli zuccheri semplici ed i cibi processati (come le carni lavorate e a lunga conservazione), che vanno senz’altro limitati.

È importante portare in tavola solo gli alimenti che abbiamo deciso di mangiare e rispettare gli orari per mettersi a tavola, evitando di spizzicare cibo durante tutta la giornata spinti dalla noia. Se proprio non possiamo farne a meno, potremmo sgranocchiare semi o frutta a guscio, sempre nei limiti della moderazione.

Dato che in questo periodo si mangia sempre in casa, il consiglio è di fare uno schema settimanale degli alimenti e avvalersi anche della consegna a domicilio della spesa per evitare uscite inutili.

Infine, per tutte le pazienti che svolgono una terapia ormonale, un controllo dell’introito calorico può aiutare a gestire al meglio l’aumento del peso, possibile effetto collaterale di questa terapia.

SONO IN ATTESA DI EFFETTUARE (O HO APPENA EFFETTUATO) UN INTERVENTO CHIRURGICO

Preferibilmente si cerca di programmare l’intervento chirurgico entro 1-2 mesi dalla definizione finale della diagnosi, ma nell’attuale emergenza da pandemia COVID-19 può accadere che tali tempistiche non possano essere rispettate.

Se ha ricevuto una diagnosi di tumore del seno “in situ”, cioè non invasivo, il suo rischio oncologico non aumenta anche nel caso in cui l’intervento venga differito fino a 6 mesi.

Se invece ha ricevuto una diagnosi di tumore del seno “invasivo” l’intervento andrebbe svolto entro 3 mesi, salvo che esistano particolari condizioni di fragilità che ne suggeriscano un differimento ulteriore.

Nei casi in cui tali tempi non possano essere rispettati, si può avviare una terapia farmacologica pre-operatoria che oltre a proteggere dal pericolo di progressione del tumore spesso determina anche una regressione di volume della lesione tumorale.

Per i tumori ormono sensibili si può utilizzare una terapia con il tamoxifene o con farmaci inibitori della aromatasi mentre per i tumori più aggressivi può essere utilizzata una chemioterapia pre-operatoria.

Durante il periodo di ospedalizzazione e nel corso dell’intervento chirurgico, vengono adottate da parte del personale sanitario tutte le misure preventive utili a ridurre al minimo i pericoli di contagio.

Queste misure comprendono tra l’altro l’uso della mascherina, che anche lei dovrà indossare sempre durante il ricovero e la limitazione della presenza di familiari e accompagnatori che non potranno essere presenti in reparto se non previa autorizzazione dei sanitari.

Inoltre, in ogni ospedale che tratta anche pazienti affetti da COVID-19, sono stati attivati percorsi riservati e “blindati“ per questi pazienti, con i quali dunque lei non entrerà in contatto.

Al momento della dimissione le saranno fornite delle indicazioni per la gestione, peraltro molto semplice, delle ferite chirurgiche anche a casa. Le infezioni delle ferite chirurgiche, peraltro rare, sono sostenute da micro-organismi di tipo batterico, dunque il virus responsabile dell’attuale pandemia non può essere responsabile di complicanze chirurgiche.

Per il più rapido recupero della normale motilità dell’arto superiore (dal lato operato) può effettuare gli esercizi illustrati nel video creato dal Centro Komen Italia del Policlinico Gemelli.

Una volta rientrata al proprio domicilio è importante che usi tutte le precauzioni suggerite dalle autorità sanitarie per limitare i rischi di contagio.

Solitamente, verrà programmato un unico controllo in ospedale a distanza di circa una settimana dall’intervento, e le misure di distanziamento sociale nelle sale d’attesa la garantiranno dai rischi di contagio.

SONO IN ATTESA DI INIZIARE (O HO GIÀ INIZIATO) LA RADIOTERAPIA

Solitamente la radioterapia viene avviata entro tre mesi dalla data dell’intervento chirurgico o 1-2 mesi dopo l’ultimo ciclo di chemioterapia.

Nella attuale emergenza da pandemia COVID-19 può accadere che tali tempistiche non possano essere rispettate.

Tuttavia le evidenze scientifiche mostrano che l’avvio del trattamento radioterapico possa essere differito fino a 6 mesi dalla chirurgia o 4 mesi dal termine della chemioterapia senza che vi sia una perdita di efficacia della cura radioterapica.

Per essere certi di poter effettuare la radioterapia in piena sicurezza anche durante il periodo della emergenza COVID-19, è importante rispettare le semplici procedure indicate nel video.

SONO IN ATTESA DI INIZIARE (O HO GIÀ INIZIATO) LA CHEMIOTERAPIA

Tutte le volte in cui è possibile, è preferibile non ritardare i tempi di inizio della chemioterapia per assicurare la massima efficacia di tale trattamento.

Salvo impedimenti maggiori la chemioterapia adiuvante (cioè eseguita dopo l’intervento chirurgico) dovrebbe iniziare entro due mesi dal trattamento chirurgico.

Le decisioni però vanno prese caso per caso, in base alle caratteristiche biologiche del tumore, al quadro clinico della paziente, ai potenziali rischi e benefici attesi dal trattamento e ai potenziali rischi sanitari per infezione da COVID-19.

La chemioterapia preoperatoria andrebbe invece iniziata non appena completati tutti gli accertamenti propedeutici all’inizio di tale trattamento.

No. È auspicabile che i cicli di chemioterapia si svolgano secondo il calendario prestabilito, che è quello idoneo a garantire la massima protezione. In questo periodo di emergenza, i Day Hospital oncologici osservano tutte le precauzioni necessarie ad asssicurare che il trattamento chemioterapico possa svolgersi con modalità di piena sicurezza.

Soltanto alcuni trattamenti, in particolare per le pazienti con tumore metastatico (es. terapie di mantenimento) potrebbero essere differiti o rimodulati per limitare i rischi di infezione.

Sicuramente è vietato accedere al Day Service / Day Hospital di Oncologia in caso di febbre e/o sintomi respiratori senza aver prima effettuato una valutazione con personale medico e/o infermieristico.

I cicli vengono sospesi solo nelle pazienti che manifestano febbre alta o segni di possibile infezione da COVID-19 (tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria).

La quasi totalità dei farmaci citotossici infusionali devono essere proseguiti con le stesse modalità di somministrazione, perché non sono disponibili formulazioni differenti (ad esempio orale).

Inoltre, poiché tali terapie richiedono un’osservazione medica contestuale alla somministrazione non è possibile ipotizzarne una somministrazione domiciliare.

Allo stesso tempo, i pochi farmaci antineoplastici che prevedono sia una somministrazione orale che endovenosa, comunemente vengono già utilizzati nella formulazione orale.

L’irrigazione può essere posticipata senza problemi fino a 12 settimane.

In questo periodo per limitare gli accessi in Ospedale la rimozione dei cateteri venosi centrali viene di solito differita. Infatti tali dispositivi, in assenza di sovrainfezioni batteriche o stravasi di farmaci, possono rimanere nella sede dell’impianto per mesi senza disturbi di rilievo.

Al termine del trattamento citotossico, anche se non abbiamo a disposizione evidenze adeguate, può persistere uno stato di immunodepressione per circa 6-12 mesi dall’ultimo trattamento. Pertanto è opportuno seguire sempre con estrema attenzione le raccomandazioni ministeriali e le regole sopra citate.